UNA LEZIONE DA UN UOMO CHE VIENE DA LONTANO: IL TUO DONARE DIPENDE DA CIO’ CHE SEI NON DA CIO’ CHE HAI

È mattina di un caldo venerdì di luglio in un giardinetto lungo una via di Scandicci, vicino Firenze. Siedo su una panchina con un amico geometra che mi sta dando alcune indicazioni e suggerimenti. Si avvicina a noi un uomo con un borsone; in mano ha fazzoletti, calzini, mollette per stendere il bucato. È un venditore ambulante. L’aspetto e la nobiltà del portamento mi fanno pensare che appartenga al bel popolo senegalese. Ci chiede di prendere qualcosa, vende poco, ne ha bisogno. Il mio amico risponde di “no”. Lo capisco, dalle nostre parti è in corso un assedio da parte di un popolo multicolore e multilingue, bisognoso e assillante: “non si può dare a tutti”.

Io però non mi sento libero di non dare. Troppo forte il senso di colpa che sento per avere avuto molto dalla vita e la consapevolezza di essermi guadagnato personalmente solo una piccola parte di questo “molto”. Ho salute, affetti cari vicini, ho capacità, ho potuto studiare e avere un buon lavoro. I miei antenati mi hanno dato un discreto benessere con il loro lavoro, le loro capacità, con tanti sacrifici e senso di responsabilità. Come rifiutare di dare qualche briciola di tanto che ho ricevuto?

Non fumo ma gli accendini mi servono per accendere i fornelli e il camino e, nei gruppi di meditazione che conduco, per risvegliare l’incenso e le candele. Dimentico in giro gli accendini dopo averli usati e mi fa sempre comodo averne uno nuovo.

Chiedo al venditore ambulante un accendino e poi mi metto a cercare nelle tasche e poi nello zaino qualche moneta. Incredibile, non trovo nulla, neanche nel portafoglio e nelle più piccole tasche. Sono uscito di corsa e impreparato. Il venditore aspetta con pazienza; quando poi rinuncio dispiaciuto mi guarda e mi porge l’accendino: “ti serve, prendilo, i soldi me li darai un’altra volta”. Sa benissimo che non ci eravamo mai incontrati prima e non sarà facile incontrarci di nuovo. Stupito e impreparato rimango con l’accendino in mano mentre l’uomo si è già voltato e con il borsone in spalla ha ripreso il suo cammino.

Avevo letto, avevo sentito dire, che gli uomini danno non per ciò che hanno ma per ciò che sono. Questa volta però quell’uomo me lo ha insegnato. Indipendentemente da ciò che hai, sono l’apertura del tuo cuore e la capacità di esprimere la bellezza e la saggezza della tua anima che ti rendono capace di doni preziosi.

Non so come ti chiami, ma “grazie e buona fortuna!”.

Andrea Bonacchi, luglio 2019